mercoledì 16 dicembre 2009

Marina Abramovic

Marina Abramovic fa del proprio corpo un mezzo d'espressione, rendendolo protagonista di numerose performance, organizzate da sola o in compagnia di Ulay, artista con cui ha collaborato per anni. La sua ricerca prende spunto dalle proprie esperienze biografiche, drammatizzandole. Il dolore fisico, autoinflitto dall'artista stessa o causatole dal pubblico, stimolato dall'azione in scena a liberare i propri istinti, è spesso una componente essenziale dei suoi lavori. E' nota in questo senso Rythm 0, una performance proposta allo Studio Morra di Napoli nel 1974: l'artista chiese al pubblico di usare contro di lei nuna serie di oggetti che ha disposto su un tavolo (e che comprendevano trucchi, vernici, ma anche armi, coltelli da cucina). Gli astanti dapprima timorosi, cedono progressivamente alle loro pulsioni, arrivando a sfregiare il corpo dell'artista -vittima inerme. Nel 1997 è stata premiata alla Biennale di Venezia per il suo lavoro Balcan Baroque: in una stanza tre schermi proiettano fotografie dell'artista e dei suoi genitori, mentre lei, seduta accanto a una vasca di rame pulisce 1500 ossa di bovino cantando canzoni della propria infanzia: una riflessione intensa e spettacolare sulla guerra nei Balcani, sul proprio passato e sul destino dell'umanità.

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page